L’argilla prima della coltivazione: le impronte delle mani dei bambini rivelano l’alba del pensiero simbolico

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Per millenni si è ritenuto che l’argilla servisse innanzitutto a scopi pratici – strumenti, conservazione, cucina – prima di diventare un mezzo artistico o espressivo. Ma scoperte archeologiche rivoluzionarie provenienti da siti natufiani in Israele (da 15.000 a 11.650 anni fa) hanno ribaltato questa ipotesi. Una serie di 142 perline e pendenti di argilla dimostra che il simbolismo, non l’utilità, era la prima funzione dell’argilla, e che questo cambiamento culturale si è verificato prima dell’avvento dell’agricoltura.

La svolta natufiana

La scoperta, guidata da ricercatori dell’Università Ebraica di Gerusalemme, è incentrata su una collezione insolitamente ampia e diversificata di ornamenti. Questi non erano esperimenti casuali; il volume e la varietà indicano una tradizione di lunga data dell’arte dell’argilla. I manufatti, abbastanza piccoli da stare nel palmo di una mano, includono cilindri, dischi ed ellissi, molti dei quali rivestiti di ocra rossa utilizzando una prima forma di ingobbio (un rivestimento di argilla liquida) precedentemente sconosciuta.

Non si tratta semplicemente di quando l’argilla veniva usata simbolicamente; si tratta di come. I 19 tipi distinti di perle spesso imitano le forme delle principali fonti alimentari natufiane: orzo, grano, lenticchie, piselli. Ciò suggerisce che la natura stessa fosse una fonte primaria di significato per queste prime comunità insediate. Le fibre vegetali conservate sulle perle confermano che venivano indossate come ornamenti personali.

I bambini al centro dell’espressione

Ciò che rende davvero straordinaria questa scoperta sono le impronte digitali conservate sull’argilla. Un totale di 50 stampe – appartenenti a bambini, adolescenti e adulti – hanno permesso agli archeologi di identificare direttamente per la prima volta i creatori degli ornamenti paleolitici. Alcuni oggetti, come un minuscolo anello di 10 mm, erano chiaramente progettati per i bambini.

Questa prova indica la creazione di ornamenti come un’attività quotidiana condivisa, parte integrante dell’apprendimento, dell’imitazione e della trasmissione dei valori sociali. Non si trattava solo di creare oggetti belli; si trattava di farlo insieme, attraverso le generazioni.

Riformulare la rivoluzione neolitica

Per decenni, la teoria prevalente ha sostenuto che gli usi simbolici dell’argilla sorsero solo con il passaggio all’agricoltura e ad uno stile di vita stanziale del Neolitico. Le nuove scoperte sfidano questa linea temporale, collocando una “rivoluzione” simbolica molto prima, durante le prime fasi della sedentarizzazione.

Invece di aspettare l’agricoltura, queste comunità usarono l’argilla per esprimere visivamente identità, affiliazione e relazioni sociali. Come spiega il professor Leore Grosman, le radici del Neolitico sono più profonde di quanto si pensasse in precedenza. I Natufiani non erano solo proto-agricoltori; erano innovatori della cultura simbolica, usando l’argilla per definire chi erano e chi stavano diventando.

“Questi oggetti mostrano che profondi cambiamenti sociali e cognitivi erano già in corso.”

Questa ricerca, pubblicata su Science Advances, riformula la nostra comprensione della cultura umana primitiva. Dimostra che la capacità del pensiero simbolico – di creare significato oltre la mera sopravvivenza – è antecedente all’agricoltura e che i bambini hanno svolto un ruolo fondamentale nel plasmare questa evoluzione culturale.