Brillamenti solari innescati da valanghe magnetiche, confermano nuovi dati

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Recenti osservazioni della missione Solar Orbiter dell’Agenzia spaziale europea (ESA) hanno fornito informazioni senza precedenti sulla meccanica dei brillamenti solari, rivelando che sono causati da eventi di riconnessione magnetica a cascata. Questi eventi rilasciano enormi quantità di energia, facendo “piovere” plasma attraverso l’atmosfera del Sole.

Il potere dei brillamenti solari

I brillamenti solari sono tra i fenomeni più energetici del nostro sistema solare. Derivano dal rilascio improvviso di energia immagazzinata in campi magnetici complessi e aggrovigliati. In pochi minuti, le linee del campo magnetico dirette in senso opposto si spezzano e si riconnettono, riscaldando rapidamente il plasma a milioni di gradi e accelerando le particelle lontano dal sito di riconnessione.

Perché è importante: I brillamenti più potenti possono innescare tempeste geomagnetiche sulla Terra, interrompendo potenzialmente le comunicazioni radio e persino danneggiando i satelliti. Comprendere questi eventi è fondamentale per le previsioni meteorologiche spaziali e per la protezione delle infrastrutture critiche.

Osservazioni senza precedenti rivelano il fattore scatenante

Da anni gli scienziati sanno che la riconnessione magnetica è il modo in cui avvengono i brillamenti, ma l’esatta dinamica di questo rilascio di energia è rimasta sfuggente. Le osservazioni del Solar Orbiter – provenienti da quattro strumenti complementari – offrono il quadro più completo di un brillamento mai registrato.

Immagini ad alta risoluzione hanno catturato i cambiamenti nella corona del Sole (atmosfera esterna) ogni due secondi, concentrandosi su strutture di poche centinaia di chilometri di diametro. Contemporaneamente, gli strumenti SPICE, STIX e PHI hanno analizzato le variazioni di temperatura e profondità dalla corona fino alla superficie visibile del Sole.

Valanghe magnetiche in azione

Le osservazioni rivelano che i brillamenti iniziano con una valanga magnetica: caratteristiche nastriformi che scendono rapidamente attraverso l’atmosfera prima del brillamento stesso. Questi flussi di “piogge di plasma” dimostrano un aumento della deposizione di energia man mano che il bagliore si intensifica, e continuano anche dopo che l’esplosione iniziale si è calmata.

“Non ci aspettavamo che il processo della valanga potesse portare alla formazione di particelle di energia così elevata”, ha affermato il dottor Pradeep Chitta, un astronomo presso l’Istituto Max Planck per la ricerca sul sistema solare.

Questa è la prima volta che questo processo viene osservato con una risoluzione spaziale e temporale così elevata. I dati confermano che il meccanismo della valanga è centrale nel rilascio di energia del brillamento.

Ricerca futura

Gli scienziati sottolineano la necessità di immagini a raggi X a risoluzione ancora più elevata dalle missioni future per districare completamente i restanti dettagli di questo processo. Una questione aperta è se questo meccanismo a valanga si verifica in tutti i brillamenti e se si applica ad altre stelle che brillano.

Lo studio, pubblicato su Astronomy & Astrophysics, conferma che le valanghe magnetiche sono il motore centrale che alimenta i brillamenti solari e sottolinea l’importanza di questo processo per comprendere la meteorologia spaziale. I risultati sono uno dei più entusiasmanti ottenuti finora dal Solar Orbiter, poiché offrono nuove informazioni fondamentali sulle esplosioni più potenti del Sole.


LP Chitta et al. 2026. Una valanga magnetica come motore centrale che alimenta un brillamento solare. A&A 705, A113; doi: 10.1051/0004-6361/202557253