Un capolavoro letterario del XIV secolo potrebbe contenere più informazioni scientifiche di quanto si pensasse in precedenza. Secondo Timothy Burberry, professore di inglese e geomitologia alla Marshall University, Inferno di Dante Alighieri contiene una descrizione della formazione dell’Inferno che rispecchia da vicino la meccanica fisica dell’impatto di un massiccio asteroide.
Mentre Dante intendeva scrivere un’allegoria teologica sul peccato e sulla redenzione, Burberry sostiene che il poeta descrisse inavvertitamente uno degli eventi geologici più violenti possibili: un corpo celeste che colpì la Terra con forza sufficiente a ristrutturare la crosta del pianeta.
La geologia dell’inferno
Per comprendere la teoria di Burberry, bisogna guardare alla geografia specifica che Dante costruisce nella sua Divina Commedia. Scritta tra il 1308 e il 1321, la poesia segue il viaggio del poeta attraverso gli Inferi, guidato dallo spirito di Virgilio.
La prova fondamentale sta nel modo in cui Dante spiega la disposizione dell’Inferno stesso. Nella narrazione, Lucifero viene espulso dal Cielo e precipita sulla Terra. All’impatto, non si limita ad atterrare in superficie; si nasconde al centro del pianeta. Questo massiccio spostamento della terra crea un vuoto.
Ecco la logica geologica presentata da Dante, come spiega Virgilio nel testo:
* L’Impatto: la caduta di Lucifero crea un enorme cratere al centro della Terra.
* Lo spostamento: La roccia spostata da questo impatto precipita in superficie.
* Il risultato: Questo materiale espulso forma la Montagna del Purgatorio (il picco centrale di un cratere a più anelli) e rimodella i continenti.
Burberry nota che Dante descrive i nove cerchi concentrici dell’Inferno come gli anelli terrazzati di questo enorme cratere. Inoltre, lo spostamento della terra spiega perché l’emisfero australe – in gran parte inesplorato e considerato oceanico nel XIV secolo – un tempo era completamente senza sbocco sul mare prima di essere “spinto” verso nord dall’impatto.
“Nella visione di Dante, le dimensioni e la velocità del Diavolo sono tali che quando atterra, crea istantaneamente l’Inferno: un enorme cratere circolare e terrazzato che raggiunge il centro della Terra”, ha scritto Burberry nel suo abstract di ricerca.
Perché è importante: il mito come documentazione geologica
L’importanza di questa scoperta non sta nel dimostrare che Dante fosse uno scienziato, ma nel riconoscere come i miti antichi possano codificare fenomeni del mondo reale. Burberry è specializzato in geomitologia, un campo che cerca nei racconti popolari e nei miti prove di eventi geologici reali.
Nel XIV secolo, la visione scientifica prevalente era che i cieli fossero fissi, eterni e immutabili. L’idea che gli oggetti potessero cadere dalle stelle sulla Terra era inaudita. Ci sarebbero voluti altri 500 anni, fino all’inizio del XIX secolo, perché gli scienziati riconoscessero ufficialmente le meteore come fenomeni celesti piuttosto che atmosferici.
Descrivendo un oggetto enorme che cade dal cielo e rimodella la superficie terrestre, Dante articolava un concetto che sfidava le norme stabilite del suo tempo. Burberry suggerisce che la descrizione di Dante sia parallela a eventi cosmici reali, come:
* Si ritiene che l’impatto abbia contribuito all’estinzione dei dinosauri 66 milioni di anni fa.
* La colossale collisione che formò la Luna 4,5 miliardi di anni fa.
Una lungimiranza pre-scientifica
Burberry ha presentato questi risultati all’Assemblea generale della European Geosciences Union a Vienna. La sua ricerca evidenzia un’affascinante intersezione tra letteratura e scienze della terra.
Che Dante intendesse descrivere un asteroide o meno, il suo lavoro illustra come la narrazione umana possa preservare le osservazioni dei disastri naturali molto prima che esistano strutture scientifiche per spiegarli. L’Inferno rimane un gigante letterario, ma l’analisi di Burberry suggerisce che potrebbe anche servire come una prima, seppur accidentale, testimonianza della fisica dell’impatto planetario.
In sintesi, mentre Dante stava creando un’allegoria morale, la sua descrizione dettagliata della formazione dell’Inferno si allinea sorprendentemente bene con le conseguenze geologiche di un impatto celeste ad alta velocità, mostrando il potere duraturo del mito di catturare la realtà fisica del nostro mondo.